“Dolce Presepe” di San Giacomo Agrigento.

Si conclude domani, 6 gennaio, la trentesima edizione del “Dolce Presepe”. Negli anni sono stati diversi i temi proposti dalla Caritas, non ultimo quello dedicato all’esodo dei migranti su barconi fatiscenti e al limite del galleggiamento. Quest’anno il tema del “Dolce Presepe” di San Giacomo, è stato dedicato alla condizione di chi vive reclusione in carcere,  fratelli e sorelle di Petrusa a cui sono destinati preghiere e offerte di beni necessari. Domani, dopo la Santa Messa che sarà celebrata da monsignor Francesco Montenegro alle 10,30, il “Dolce Presepe” sarà distribuito ai bambini.

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Realmonte. Piena ed incondizionata Solidarietà a S.E. Montenegro.

S.E. Montenegro

Il Presidente del consiglio comunale di Realmonte dott. Antonino Sciarrone facendosi interprete del comune sentire della comunità  di Realmonte dei consiglieri e dell’amministrazione comunale tutta, ritiene che non possa passare inosservato l’atto intimidatorio nei riguardi  di S.E. Arcivescovo mons. Francesco Montenegro e alla Chiesa agrigentina tutta.

La forte  testimonianza di cui è interprete S.E. infastidisce e sconvolge chi non condivide la logica di cui il Pastore è interprete, testimoniando alti valori quali la solidarietà , amore e attenzione per le varie proposte sociali di comunione fraterna.

E’ triste e molto triste, continua il presidente Sciarrone,  constatare il ritorno alla barbaria di un anticlericalismo di altri tempi bui e passati, che si ripropone alla ribalta allo scopo di confondere le menti, i cuori e le coscienze dei più piccoli e deboli.

Pertanto, esprimiamo la più sincera solidarietà a Sua Eccellenza e l’invito a proseguire nella sua opera, perché in tanti gli siamo vicini, a cominciare da noi amministratori chiamati a servire e farci interpreti dei bisogni collettivi della comunità, e a sostenere quello che è il percorso culturale e pastorale di cambiamento intrapreso da S.E.

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Buon Natale e Felice Anno Nuovo

L’associazione Azzurra, il presidente del consiglio comunale di Realmonte dott. Antonino Sciarrone.

Augurano a Tutti Voi e alle Vostre Famiglie un Sereno e Felice Natale nella gioia di Cristo Gesù

&

Buon Anno.

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Giornate del volontariato.

Comunicato stampa

Il Volontariato si espone

si comincia domani in Piazza Verdi a Palermo

Il CeSVoP (Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo) è un ente nato nel 2011 in attuazione della legge sul volontariato (L. 266/91 e L.R. 22/94) e ha il compito di sostenere, qualificare e promuovere il volontariato della Sicilia occidentale.

Quest’anno, a chiusura dell’Anno Europeo del Volontariato e per i dieci anni di attività, il CeSVoP ha organizzato un’edizione speciale dell’annuale appuntamento delle Giornate del volontariato. Oltre 60 organizzazioni palermitane presentano le loro attività alla cittadinanza nella tensostruttura allestita in Piazza Verdi (area pedonale accanto al Teatro Massimo) a Palermo, dal 16 al 18 dicembre 2011.

All’insegna dello slogan Il Volontariato si espone… per costruire comunità!, una rappresentanza delle circa 300 associazioni presenti nel capoluogo siciliano, animeranno il prossimo fine settimana con un programma fitto di proposte ed eventi che porterà i volontari a “mostrarsi” per farsi conoscere, per promuovere la cultura della solidarietà e per diffondere la possibilità che tutti i cittadini hanno di dare il loro contributo al rinnovamento e allo sviluppo della comunità in cui .

Si comincia domani 16 dicembre alle 16 con l’inaugurazione del Villaggio del volontariato, la tensostruttura in cui sono allestiti gli spazi espositivi delle associazioni. Sarà presente, fra gli altri, anche l’assessore comunale alle politiche sociali Raoul Russo.

Poi, ecco gli appuntamenti di domani da non perdere.

Al Teatro Al Massimo, ore 16,30, convegno

Sostegno e tutela della persona:

risvolti etici, dimensione politica e organizzazione dei servizi

con On. Carlo Casini (europarlamentare e presidente nazionale MpV); Mimmo Alfonzo (presidente regionale Avis Sicilia); Massimo Russo (assessore regionale della Salute); Andrea Piraino (assessore regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro). Modera: Alessandra Turrisi (giornalista). Nel corso dell’incontro verrà presentato anche il nuovo database sul volontariato nel campo sanitario realizzato dall’Assessorato Salute in collaborazione con i tre Centri di Servizio per il Volontariato siciliani.

Sempre il 16 dicembre alle ore 21 sul palco allestito in Piazza Verdi, il teatro di Salvo Piparo e della sua Compagnia con Parla Palermo.

L’ingresso a tutti gli eventi è gratuito.

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Festa dell’Immacolata Concezione.

Omelia di mons.Francesco Montengro, Arcivescovo di  Agrigento Chiesa San Calogero – Agrigento.

Oggi è festa dell’Immacolata, il nostro cuore è rivolto a Maria, la graziosa, la bella, la splendente. Maria, dopo Gesù, è il capolavoro della creazione perché, più di qualsiasi altra creatura, reca in sé l’impronta e l’immagine del Creatore. Oggi è la festa di Maria, ma è anche la festa dell’amore. Dell’amore vincente di Dio, che raggiunge l’uomo e lo riscatta dalla schiavitù del peccato. L’Immacolata è la prova che Dio non si arrende nonostante le distanze che spesso mettiamo tra noi e Lui. Anzi, non solo non si arrende, ma ci viene a cercare. Tocca il cuore quel: “Dove sei?” pronunciato da Lui. È il richiamo avvilito di chi non trova più il suo amico e non può più fare la sua passeggiata quotidiana. Le sue non sono parole di giudizio o di rimprovero. Infatti non rinfaccia: ‘ingrato che hai combinato. Non dovevi farmelo!’. Apparentemente questa pagina sembra la sconfitta dell’amore, invece in essa emerge quanto sia forte l’amore che Dio nutre per l’uomo. La conseguenza è Maria, la graziosa, la tutta bella, l’Immacolata. Bernardette, la veggente di Lourdes, quando si trovò dinanzi alla statua della Madonna da collocare nella grotta, scolpita tenendo conto delle sue indicazioni, profondamente delusa esclamò: “Non è fatta come doveva essere. Maria è molto più bella!”. La Chiesa applica a Maria queste parole: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle” e “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore della nostra gente…” (Gdt 15, 9-10). La sua bellezza, mai offuscata dal peccato, non ha nulla in comune con i canoni umani, perché ha la sua origine in Dio. Eppure, tanta bellezza, non appartiene solo al cielo, ma riguarda anche il nostro mondo umano. Il sì anticipato da Maria, la piccola e semplice donna di Nazaret, se pronunciato anche da noi, ci assicura un destino di bellezza. Da sempre, infatti, il Signore Dio sogna che noi siamo santi ed immacolati dinanzi a Lui (cfr Ef.1,4). È esaltante e confortante pensare che la nostra storia è destinata alla bellezza, come è avvenuto per Maria. Questo vuol dire che, il nostro faticoso quotidiano, non porta verso il nulla o l’ignoto ma porta verso la luce e la bellezza del cielo. Rassomiglieremo, insomma, alla nostra mamma celeste. Quando l’angelo porta l’annuncio a Maria non trova una donna passivamente ubbidiente, ma robusta e volitiva. Accettando la proposta di Gabriele, Maria mostra la sua forza e la sua volontà. Si schiera con Dio e mette in gioco la sua vita, entrando così in pieno nel progetto di Dio. Tanto è vero che, visitando Elisabetta, non esita a proclamare che la rivoluzione di Dio è iniziata e che il corso della storia può cambiare. Ormai gli umili e gli oppressi – dice – possono vedere la loro posizione ribaltata … È su quel ‘lo voglio’ di Maria, che intendo soffermarmi, riferendomi alla nostra città che, orgogliosamente, afferma la sua devozione all’Immacolata. Lo faccio perché ritengo che la devozione a Maria deve servirci da scossa per entrare da protagonisti responsabili e decisi nel progetto di liberazione di Dio che, nel nostro caso, si realizza nel cercare insieme il bene di Agrigento. Mi riferisco ai rappresentati delle varie istituzioni ma anche ai singoli cittadini. Il sentimento che accomuna molti di noi continua ad essere quello dell’avvilimento, dello sconforto, della provvisorietà, della non speranza. A questo si aggiunge il grave senso di incertezza e di sconfitta che va insinuandosi in molti nostri giovani. Questa situazione non ci può permettere di sentirci precari della città nè abbassare sconsolatamente le braccia perché le cose non vanno: la fede non lo permette. Anzi, richiede che noi per primi, assieme a chi non la condivide, ci rimbocchiamo le maniche con umiltà, senza voler dare lezioni a nessuno e, con tenacia, operiamo, ci confrontiamo, dialoghiamo su idee, problemi, valori che possano ricaricarci di vitalità e speranza. Questa città la abitiamo noi, la viviamo noi, noi la facciamo, siamo noi Agrigento. Ricordiamoci, io per primo, che le nostre comunità parrocchiali non possono accontentarsi di stare nelle chiese e da là sentenziare sulla vita della città, ma devono abitarla attivamente e responsabilmente. La sua bellezza, la sua storia, il suo presente, il suo futuro siamo noi. Darle vita nuova significa superare pregiudizi, finte ed orchestrate cautele, diffidenze, assolutismi, arroganze; significa recuperare uno stile di onestà che, evitando intrecci tra corruttori e corrotti, porti tutti ad uno stile di legalità che è garanzia di giustizia. Convinciamoci che questa città è ancora – non dico può essere – come nel passato, terreno fecondo capace di far germogliare idee e speranze. Non si può vivere solo di passato. Vogliamo questa città diversa? Cominciamo ad essere diversi noi, a qualunque ceto sociale apparteniamo. Se questo vale per tutti, vale in particolare, per quanti hanno responsabilità in questa città. Loro, a vario modo, sono a servizio di Agrigento, ma meraviglia il fatto che con difficoltà, si arriva a conclusioni e determinazioni, sembra che poco si muova, nonostante il tempo scorra, purtroppo velocemente. Sembra che manchi soprattutto vero interesse e desiderio di solidarietà perché i progetti si realizzino. Spesso basta un no, detto da qualcuno, perché tutto si impantani. E poi si ricomincia da capo… Penso al deterioramento del centro storico, e a quella che, infelicemente, è chiamata via di fuga, perché è un asse viario necessario per una più sicura viabilità e una migliore vivibilità per quanti, più o meno dimenticati, lo abitano. È possibile che, dopo anni, ancora non si sa se la strada verrà realizzata e che ne sarà del centro storico? Qualcuno dovrà pur dirlo. Il tempo fa cadere a pezzi il cuore di Agrigento – come mi piace chiamare il centro storico – ma anche il cuore di chi lo abita. Permettere che ciò accada e affidare al futuro le soluzioni dei problemi, significherà necessità di maggiore denaro, che, sappiamo già da ora, sarà sempre più difficile reperire. Le frane ed i disastri della natura mettono paura, ma non sono meno pericolosi i silenzi, i rimandi, le contrapposizioni, le non assunzioni di responsabilità, e soprattutto il ‘non tocca a me’. Molti dei disastri naturali, non sono solo la vendetta della natura ma anche il frutto di decisioni non prese al tempo dovuto. Perché si devono piangere i morti e poi ipocritamente affermare che tutto si poteva e doveva prevedere? Il bene comune deve prevalere sempre sugli interessi di parte o sulle proprie idee. La politica non è a servizio dei partiti e le istituzioni sono state create per i cittadini. Si vuole rinnovare la città? Lo ripeto, cominciamo da noi stessi. Ognuno faccia la sua parte, ma davvero. L’‘lo voglio’ di Maria, come le parole del Magnificat, siano il nostro canto di speranza. Carichiamoci di speranza. Diciamo anche noi ‘lo voglio’, come Maria. È vero, viviamo un tempo di incognite, di ombre e di interrogativi, ma proprio per questo abbiamo bisogno di condividere la convinzione che è possibile mantenere relazioni sociali solidali, a tutti i livelli, e che non si cerca il bene della città se si dà spazio a divisioni o a inutili dimostrazione di muscoli ma se, individuate le necessità e le urgenze di questa città e dei suoi abitanti, ci si impegna a cambiarla, trasformarla e rinnovarla perché Agrigento ritrovi la bellezza e si ricolleghi finalmente alla ricca storia che l’ha resa famosa nel mondo. Maria ci scuota e sia per tutti noi riferimento di questo percorso, ci aiuti a credere che la luce pasquale avrà il spravvento sul buio della mediocrità, della separazione, della rassegnazione e dell’egoismo. Mi piace chiudere pregando con voi: “Tutta bella tu sei, o Maria, perché col tuo ‘sì’ incondizionato, hai consentito al Signore Dio di operare i Suoi prodigi. Insegna a ciascuno di noi la libertà e il coraggio di pronunciare il nostro «sì» alla volontà del Signore. Facci capire che questa è la via che ci conduce alla vera felicità di ciascuno e al bene di tutti. Amen”.

+ Francesco Montenegro

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